Il Martirio di Sant’Orsola

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Il martirio di Sant’Orsola è un’opera eseguita a Napoli. Era stata commissionata dal genovese Marcantonio Doria, figlio del doge Agostino, perché la sua famiglia aveva per protettrice appunto Sant’Orsola. Quest’opera, dipinta da Caravaggio nel 1610, fu probabilmente l’ultima tela dipinta dall’artista durante la sua carriera artistica. Fu dipinta, infatti, di fretta e furia, perché il pittore voleva fuggire da Napoli. Nel 1972, fu acquistata dalla Banca Commerciale Italiana. Il martirio di sant’Orsola ripropone la dualità caravaggesca di luce ed ombra, un lampo di luce illumina un angolo buio, rivelando i protagonisti che lo abitano e in primo luogo Sant’Orsola. La tecnica utilizzata dal pittore è olio su tela. Caravaggio non rappresenta il martirio della Santa secondo la tradizione iconografia, ma si concentra nel raffigurare il momento in cui la santa, avendo rifiutato di concedersi ad Attila, viene da lui trafitta da una freccia. L’espressione del barbaro, subito dopo aver scagliato la freccia, sembra essere di pentimento e il suo volto è contratto in una smorfia di dolore. Vicino a lui c’è Sant’ Orsola trafitta dalla freccia, che è visibile sul suo seno. Ella non sembra provare dolore, piuttosto rassegnazione, ma il suo volto e le sue mani molto bianche fanno pensare alla sua morte immediata. Infatti tre barbari stanno accorrendo a sorreggerla. Caravaggio, nel dipingere quest’opera, usa un’unica tonalità ed è il rosso. Naturalmente, per esaltare la vittima e per esprimere un tragitto di violenza, sofferenza e morte. Caravaggio dipingendo afferma i suoi fondamentali principi plastico-luminosi, che fanno di lui uno dei geni del Seicento. Nel dipinto di Caravaggio troviamo: sulla parte a sinistra del quadro, Attila. Uno dei tre barbari che vanno a soccorrere Sant’Orsola viene dipinto con la bocca aperta, meravigliato dal gesto compiuto da Attila. A poca distanza da lui c’è sant’Orsola, trafitta dalla freccia, nell’atto di reclinare la testa e di comprimersi con le mani spinge il petto. Ella sembra non provare dolore. Oggi l’opera è conservata presso la galleria di palazzo Zevallos, a Napoli. Caravaggio, nel suo ultimo dipinto, non mostra l’azione nel momento in cui essa si compie, ma ci mostra i suoi effetti.. In seguito al suo restauro è riapparsa una mano che si frappone tra la santa e il carnefice, però non si sa se è stata dipinta da Caravaggio stesso o se è frutto di interventi successivi.

Bibliografia:
arteworld.it
lacooltura.com
francescasantucci.it
it.m.wikipedia.org
napolidavivere.it
AA.VV, Caravaggio, Mondadori Electa, Milano, 2006

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