Chiesa della pietà dei turchini

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La chiesa della Pietà dei Turchini è una delle chiese monumentali di Napoli, situata in Via Medina. Fu fondata tra il 1592 e il 1607 e conclusa nel 1595, grazie alla Congregazione dei Bianchi dell’Oratorio, che dal 1573 si occupava di accogliere bambini abbandonati e aveva sede presso la chiesa di Santa Maria dell’Incoronatella a Rua Catalana. La necessità di avere una struttura più ampia, fu la spinta a realizzarne una nuova, comprendente un conservatorio ed una chiesa, che fu denominata “dei Turchini” dal colore degli abiti indossati dai ragazzi ospiti.
Inizialmente, la chiesa presentava un’unica navata e cinque cappelle laterali per lato, successivamente fu ampliata con l’aggiunta del transetto, l’abside e la cupola e tra il 1769 e 1770 la facciata fu riprogettata da Bartolomeo Vecchione.
Ai ragazzi venivano impartiti i rudimenti del leggere, dello scrivere e del far di conto, quindi, venivano avviati allo studio della musica e del canto. Tra i suoi allievi vi furono Alessandro Scarlatti, Giovanni Paisiello e Giovan Battista Pergolesi. Molti altri furono buoni coristi ed esecutori, richiesti dai teatri e dalle chiese in occasione delle cerimonie solenni.
Successivamente, nel 1808, la struttura fondendosi con altri tre conservatori (di Santa Maria di Loreto, dei Poveri di Gesù Cristo e di Sant’Onofrio a Capuna) diede vita al Regio Collegio di Musica sito in un primo momento nel monastero di San Sebastiano fino a spostarsi, nel 1826, nell’attuale sede di San Pietro a Majella.

Chiesa della Pietà dei Turchini

facciata 2facciata 1controfacciata

La prima cappella ha sull’altare un dipinto di Paolo De Matteis, che raffigura il Transito di San Giuseppe e, alle pareti, altri due di Domenico Fiasella, provenienti dalla vicina chiesa di San Giorgio dei Genovesi. A destra c’è il dipinto di Giovanni Francesco Romanelli raffigurante il Beato Tolomei guarisce un’indemoniata.
Nella seconda cappella l’altare, del XIX secolo, è sormontato da bellissimo un crocifisso ligneo della seconda metà del Seicento. Nella volta si ammirano affreschi raffiguranti scene della Passione di Cristo, attribuiti dalle fonti a Onofrio de Lione. Alle pareti, due tele che si fanno risalire a un autore anonimo vicino ad Andrea Vaccaro: a destra la Flagellazione e a sinistra l’Orazione nell’orto. La terza cappella presenta un quadro di Belisario Corenzio in cui è raffigurata l’Annunciazione, mentre nella quarta si trovano affreschi di Agostino Beltrano con Storie di San Nicola di Bari (1645). Infine, nella quinta cappella troviamo un dipinto di Filippo Vitale, che raffigura un Angelo Custode.
Su entrambi i lati si trova un cappellone: il cappellone di sinistra è decorato interamente da Giacinto Diano, che vi lavorò intorno al 1785, mentre sul cappellone di destra, dedicato a Sant’Anna, presenta decorazioni in marmo di Dionisio Lazzari (1667), tele di Andrea Vaccaro, di Giacomo Farelli (1671) e il Sepolcro di Francesco Rocco, eseguito da Lorenzo Vaccaro nel 1678.
Nell’abside troviamo una Pietà realizzata da Giacinto Diano, mentre alle spalle dell’altare maggiore, realizzato in marmi policromi tra il 1770 e il 1773 da Giovanni Atticciati, si trova il dipinto raffigurante l’Invenzione della Croce, realizzato da Luca Giordano.

interno 5cupola 2altare maggiore

Bibliografia:
– Napoligrafia.it
– It.m.wikipedia.org
– Chiesapietadeiturchini.it
– AA.V.V. , Napoli città d’arte, Electa Napoli, Napoli, 1986

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