I portolani: origini ed evoluzione

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I portolani di più antica datazione, risalenti al Medioevo, discendevano direttamente dai peripli di origine greca e latina: in epoca classica, in assenza di vere e proprie carte nautiche, la navigazione veniva effettuata servendosi di libri che descrivevano la costa, non necessariamente destinati alla nautica, ma più spesso consistenti in resoconti di precedenti viaggi, o celebrazioni delle gesta di condottieri o regnanti. A differenza delle carte nautiche, di cui non si hanno tracce in epoca greca e romana e di cui i primi esemplari risalgono al XIII secolo, i peripli e, successivamente, i portolani si avvalgono di una tradizione ininterrotta e sostanzialmente immutata che deriva da secoli di utilizzo ed esperienza.
L’esemplare più antico di portolano per il Mar Mediterraneo è il Compasso da navegare, realizzato da un anonimo italiano, scritto in lingua volgare. Il medievalista Bacchisio Motzo lo fa risalire alla metà del Duecento sulla base di confronti filologici con altre versioni dello stesso testo. Il termine compasso probabilmente risale al verbo latino compassare, ovvero misurare a passi, mentre non è escluso nemmeno il collegamento al compasso vero e proprio, quale strumento per misurare le distanze.
Tra gli altri importanti portolani realizzati tra il XIII ed il XV secolo può essere ricordato l’esemplare più antico per la navigazione d’altura nell’Oceano Atlantico, realizzato per rotte dalla Scandinavia alle grandi isole del nord dell’Oceano, risalente alla metà del XIII secolo e appartenente al Codice Valedemar; ed il primo portolano francese riguardante il Mar Mediterraneo, chiamato Le grant routier, e redatto nel 1485 ma poi riprodotto, a più riprese, fino al 1643.
I testi risalenti alle epoche suddette non erano accompagnati da carte nautiche, salvo alcuni disegni dei profili di costa, stampati o inseriti in un secondo momento tra le pagine. Con l’avvento delle esplorazioni geografiche nel XV secolo in Spagna e Portogallo i portolani vennero coperti dal segreto di stato.
Le altre carte nautiche del Trecento, Quattrocento e del Cinquecento, in prevalenza manoscritte su pergamene dette portolaniche, a volte non rilegate, a volte riunite in atlanti, erano corredate di ampie legende descrittive di particolarità della costa, e di istruzioni per il navigante. Queste carte erano disegnate senza tener conto della curvatura terrestre e su di esse erano riportate le linee lossodromiche: ciò le rendeva inadatte per essere usate come guida nell’attraversare un oceano. Esse erano invece utili durante la navigazione in piccoli mari, come il Mediterraneo e il mar Rosso.
Il primo portolano corredato di carte nautiche è De Spieghel der Zeevaerdt, pubblicato tra il 1583 ed il 1584 dall’olandese Lucas Janszoon Waghenaer che, per espandere il mercato del suo prodotto a tutte le marinerie d’Europa, ne realizzò la traduzione in francese, inglese e tedesco. L’opera di Waghenaer era tanto ben curata che l’Ammiragliato inglese ne commissionò un rifacimento a Sir Anthony Ashley, che realizzò The Mariners’ Mirrour, pubblicato attorno al 1588 e successivamente uscito in edizione francese con il nome Du Miroir de la navigationnel nel 1590.
Per tutto il XVII secolo vennero utilizzati in Europa grandi portolani-atlanti, solitamente di produzione olandese anche se ricavati da carte straniere, in più tomi a copertura di tutto il globo, che comprendevano una minuziosa descrizione delle coste da porto a porto, corredata da rudimentali vedute di costa inserite nel testo, oltre a carte nautiche a scale variabili.
Solo con il XVIII secolo il portolano venne distinto in maniera definitiva dalla carta nautica: le carte furono prevalentemente riunite in atlanti a dimensione regionale, ed il portolano prese la valenza che ha oggi, ovvero un documento nautico prodotto dagli Enti cartografici ufficiali.

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Portolano

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