I Vandali e la pirateria

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Il dissolversi dell’Impero Romano d’Occidente, durante il V secolo d.C., lasciò dietro di sé una situazione sfavorevole al commercio e ai traffici marittimi, ed anche alla pirateria.

Il sistema dell’Annona aveva convogliato (dalle coste della provincia d’Africa a Roma) grandi quantità di grano e altri prodotti alimentari, e vasti latifondi erano stati concentrati nelle mani dei senatori di Roma, che conservavano una visione della proprietà e della ricchezza incentrata più sul possesso terriero che sul commercio via mare.

Molto diverso era il quadro per il Mediterraneo orientale, su cui si affacciavano civiltà ancora più antiche, di precoce tradizione urbana e commerciale. La capacità delle flotte romane di garantire la sicurezza della navigazione iniziò a deteriorarsi progressivamente con l’avanzare della decadenza; e questa fu, a sua volta, una delle cause e delle conseguenze delle invasioni barbariche.
A causa di tale situazioni i commerci marittimi diminuirono drasticamente e si spostarono sulla terraferma: anche la pirateria subì un notevole arresto.
Questa situazione si sbloccò con l’inizio delle invasioni da parte delle popolazioni germaniche nello spazio mediterraneo, soprattutto dei Vandali, popolazione germanica orientale che, guidata dal suo geniale sovrano Genserico, s’impadronì delle ricche province d’Africa, dopo aver invaso la Penisola Iberica.
Dopo aver conquistato Cartagena nel 426, che era sede della più importante flotta imperiale della regione iberica, ed accortosi che quelle terre erano impoverite e ricche di altri popoli bellicosi, Genserico guidò nel 429 la propria flotta oltre lo stretto di Gibilterra, dando il via a una nuova serie di conquiste che lo portò a prendere Cartagine nel 439 e a fondare il Regno Vandalico sui resti delle Provincie annonarie di Roma.
Essendosi impadroniti di una parte della flotta navale romana d’Occidente, ormeggiata nel porto di Cartagine, nel 440, organizzarono incursioni in tutto il Mar Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e Sardegna, Corsica e nelle isole Baleari. Nel 441, essendo la flotta romana d’Occidente incapace di difendersi dagli attacchi dei Vandali, arrivò nelle acque siciliane una flotta orientale, inviata da Teodosio II, imperatore dell’impero romano d’oriente, e i suoi navarchi però indugiarono senza agire, e quando i Persiani e gli Unni, sembra entrambi pagati da Genserico, attaccarono l’Impero d’Oriente, la flotta rientrò a Costantinopoli confermando il predominio marittimo dei Vandali.
Ogni anno, a primavera, le navi vandale prendevano il mare per condurre azioni di devastazione e brigantaggio. Nelle loro incursioni a terra, questi predoni cercavano legname – per le esigenze della flotta – e persone da catturare e rivendere come schiavi. La pirateria si rivelò l’attività economica più stabile e duratura per tutto il Medioevo e oltre.
Nel bacino occidentale del Mediterraneo, la perduta capacità di opporsi efficacemente alle scorrerie piratiche condotte dai Vandali insediatisi nel nord dell’Africa fu la premessa del sacco vandalico di Roma (455) e delle ripetute successive incursioni sulle coste d’Italia.

Bibliografia
http://www.terrediconfine.eu/pirateria-mediterranea-nell-alto-medioevo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Vandali

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