Imbarcazioni romane

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Imbarcazioni romane

Le navi che facevano parte della marina romana si dividevano in due categorie: della prima facevano parte tutte le navi adibite per la guerra propriamente detta, mentre della seconda facevano parte tutte le navi da carico e da trasporto.

Le navi da guerra romane erano basate su rivisitazioni delle navi greche, quindi biremi e triremi con l’aggiunta di varie invenzioni come il corvo, cioè un congegno che permetteva di abbordare le navi nemiche.

Per le discrete velocità e agilità, le bireme furono subito soppiantate dalle trireme che costituivano “la spina dorsale” della marina militare e furono la tipologia di imbarcazioni da guerra più diffusa nel Mediterraneo fino al Medioevo.

Le navi da carico e da trasporto servivano per il trasporto di truppe di terra, compresa la cavalleria e gli approvvigionamenti.

Secondo uno storico queste imbarcazioni potevano trasportare fino a 800 armati. Queste navi avevano una chiglia piatta e timoni anche anteriormente, per permettere di sbarcare le truppe sulle spiagge e tornare in mare aperto senza incagliarsi.

Queste imbarcazioni erano costruite con legno di cipresso, pino domestico e abete.

Secondo Vegezio, un funzionario e scrittore romano, il legno degli alberi doveva essere tagliato e trasformato in travi solo tra la quindicesima e la ventiduesima luna per conservalo perfettamente. Consigliava inoltre che, per attribuire qualità come la forza, il legno doveva essere tagliato nei periodi dell’equinozio d’autunno oppure il solstizio d’estate, quando l’umidità può evaporare dal legno con più facilità.

Le travi erano infine fissate con chiodi di bronzo e non di ferro per evitare che arrugginissero.

 

Bibliografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Marina_militare_romana

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