La Gerusalemme liberata nel panorama della Controriforma

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La Controriforma è la reazione della Chiesa cattolica alla riforma protestante ed è importante per comprendere la vita e le opere di Torquato Tasso. La volontà di aderire ai principi della Controriforma è ciò che spinge Tasso a comporre un poema eroico cristiano. Abbandona perciò la finalità edonistica che aveva caratterizzato le sue opere precedenti, come la commedia pastorale, a favore di una finalità educativa, che si giustifica all’interno del quadro culturale del secondo Cinquecento, che si può considerare un periodo di passaggio dalla libertà di espressione delle corti della prima metà del secolo a un’epoca di maggior controllo sugli intellettuali. Un anno dopo la nascita di Tasso era stato indetto il concilio di Trento, tappa fondamentale del processo controriformistico.
La Chiesa manifestava l’ardente necessità di orientare gli intellettuali al fine di difendere l’ortodossia cattolica contro le confessioni riformate. Il rinnovamento del Tribunale dell’Inquisizione e l’istituzione dell’”Index librorum prohibitorum” contribuirono alla nascita di un clima di rimarcata attenzione alla compatibilità con la fede cristiana delle opere circolanti. Nello spirito della Controriforma, l’ideale dell’ortodossia prevaleva sugli ideali umanistici e rinascimentali di riscoperta del mondo classico e comportava la moderazione delle velleità e delle frivolezze. L’intellettuale cristiano, partecipe di questo nuovo interesse per la causa della fede, iniziò a sentirsi responsabile dei messaggi veicolati dalle sue opere. È proprio tale consapevolezza a plasmare una personalità tanto complessa quale quella del Tasso.
L’esigenza del richiamo ai valori religiosi è insita nel fine pedagogico della sua Gerusalemme liberata. Il poema è teso, come già detto, non al solo dilettare, ma anche al docere: i cristiani allora dovevano riscoprire la propria compattezza, combattendo per difendere la propria fede dalle minacce esterne, ovvero i Turchi, ed interne, ovvero le spinte disgregatrici figlie della riforma luterana. Il dover sensibilizzare la società secondo lo spirito controriformistico fu motivo di particolare attenzione per il Tasso, che sentì il bisogno di sottoporre la sua opera al giudizio di otto revisori, al fine di valutare la chiarezza del messaggio educativo.
Per il Tasso, vero manierista, conciliare, in sé e nelle sue opere, lo spirito rinascimentale morente con la tensione religiosa significava conciliare l’unità con la varietà.
A livello stilistico la molteplicità delle situazioni doveva essere governata da una trama unitaria e compatta in cui i diversi elementi si combinavano in una fitta rete di rapporti e di corrispondenze. Alle unità aristoteliche di luogo, di tempo e d’azione accostò dunque la varietà, ovvero il susseguirsi di episodi secondari per arricchire la narrazione.
A livello contenutistico, invece, è evidente quella che il critico Lanfranco Caretti definisce “discorde concordia”: la contrapposizione dialettica tra la tematica eroica fondata sulla crociata, che coincide con il coinvolgimento morale dei personaggi, e quella sentimentale, che si sviluppa in un susseguirsi di passione e debolezza. L’intrigo spirituale sopravvive in Tasso, lasciando emergere una sorta di “bifrontismo spirituale”, nel tentativo di conciliare classicismo e moderna ansietà religiosa. L’alternarsi di opposte prospettive, ora “ascendenti” ora “diversive”, è simbolo del conflitto interiore dell’autore alla ricerca dell’unità, da recuperare prima in sé e poi nelle sue produzioni. Caretti vede la stabilità ariostesca contrapposta all’instabilità tassiana. Ciò è dovuto alla fine delle certezze del Rinascimento, quando le sorti politiche italiane erano avvolte da un’ombra di irreparabile sconfitta e si venne facendo sempre più evidente il declino dello slancio attivo e fiducioso che aveva animato la civiltà italiana, a cui si aggiunse la chiusura più rigida della restaurazione cattolica. Si tratta di un’età in cui sull’eredità rinascimentale viene innestandosi “lo spirito nuovo e inquieto di un’età percossa dall’urto violento della Riforma e intimamente desiderosa di una sincera renovatio morale“.
L’equilibrio tra peccato e redenzione, tra passione ed ideale, però, sembra sempre irrealizzabile. La tensione verso una catarsi irraggiungibile e la conseguente assenza di compattezza si traducono dunque in ansia. Si tratta della stessa ansia che rende il mondo della Liberata tormentoso e problematico. È lo stesso senso di turbamento che avvolge il Tasso cosciente di una nuova consapevolezza: il potere dell’uomo e dell’intelletto è limitato da condizionamenti morali e metafisici.
Come sottolinea il critico Giovanni Getto, il tema religioso è presente anche con il rito e la liturgia: “È la prima volta che la religione, sentita come spettacolo e liturgia, trova posto nella poesia italiana”. Si ritrovano, infatti, voci essenziali del rito cattolico: le cerimonie religiose (funerali, messa, processione), i sacramenti (comunione,battesimo, confessione).

Fonti:  http://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme_liberata  http://www.oilproject.org/lezione/tasso-e-la-chiesa-cattolica-1917.html

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