La Rivoluzione Industriale in Inghilterra

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A partire degli ultimi decenni del Settecento, si sviluppò in Inghilterra la Rivoluzione Industriale, un processo di trasformazione nel sistema di produzione, che da artigianale diventa industriale. La Rivoluzione Industriale è così definita perchè avvenne in modo radicale e in breve tempo poichè riuscì a rivoluzionare le strutture economiche e sociali dell’Inghilterra.

I fattori principali che resero appunto l’Inghilterra il paese più adatto a questo tipo di cambiamento furono di carattere economico, politico e sociale.

Un primo elemento caratteristico della Rivoluzione Industriale è l’espansione della proprietà fondiaria, che privatizzò i terreni demaniali grazie a recinsioni. Un ceto ristretto di proprietari terrieri dotati di grandi capitali, organizzarono coltivazioni su vasta scala, che resero ingenti profitti, pronti per essere investiti. Un’altra condizione per il mutamento fu costruire macchinari capaci di velocizzare il lavoro e ridurre la fatica dell’uomo. James Watt riuscì, infatti, per primo a combinare l’energia del vapore con la ruota e brevettò un nuovo sistema, definito biella-manovella, di trasformazione del moto rettilineo in moto rotatorio continuo, utilizzato non solo nelle fabbriche ma anche nei trasporti, sia delle locomotive e sia dei battelli.

L’aumento demografico, unito alla fuga dalle campagne, determinò un incremento notevole di persone disposte a lavorare per un salario molto basso, spesso il minimo necessario per sopravvivere. Il dominio inglese su tutti i mari consentì ai mercanti inglesi di organizzare un redditizio flusso di scambio, il cosiddetto commercio triangolare, basato sullo scambio tra Africa, America e Europa. Le navi britanniche scaricavano tutto ciò che mancava in ogni continente e allo stesso tempo si rifornivano di merci e materiali da trasportare altrove.

Con la Rivoluzione Industriale si ebbe un profondo cambiamento nel paesaggio, infatti, le fabbriche si concentravano attorno alle città e gli operai facevano espandere le periferie con la proliferazione di quartieri-dormitorio. Fu così che si vennero a creare due classi sociali: i proletari, gli operai, così definiti perchè l’unico bene che possedevano era la prole appunto, e i capitalisti, cioè i proprietari delle industrie. Quest’ultimi sfruttavano al massimo gli operai, la cui paga restò bassa fino ai primi dell’Ottocento, nonostante lavorassero dalle dodici alle sedici ore giornaliere.

Una delle grandi ed importanti novità del sistema industriale era la possibilità che le varie fasi di lavorazione di un prodotto fossero passassero attraverso più macchine e persone, semplificando di molto il lavoro dei singoli operai, perchè non erano necessarie quelle abilità professionali richieste all’artigiano. Di conseguenza si diffuse molto la manodopera femminile e infantile. I bambini, spesso orfani, per la loro minuta costituzione riuscivano a compiere operazioni nelle quali gli operai fallivano, come lavori nei cuniculi delle miniere o lavori nelle fabbriche tessile.

Sulla base degli sfruttamenti della classe operaia, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, nacque un movimento di protesta, il luddismo, che attribuì la crisi economico-sociale alla meccanizzazione industriale e reagì molto violentemente distruggendo i macchinari utilizzati nelle fabbriche.

Conseguenze della Rivoluzione Industriale furono la riduzione dei costi di produzione e si raddoppiò il reddito pro capite inglese con conseguente miglioramento del tenore di vita della popolazione inglese.

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