La rivoluzione industriale

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Nella seconda metà del ‘700, in Inghilterra il sistema produttivo cambiò radicalmente. Fu introdotto un sistema di tipo industriale, che andò a sostituire quello di tipo agricolo in tempi brevissimi. Per questo motivo si parla appunto di rivoluzione industriale.
Le condizioni che determinarono il cambiamento furono varie. L’evoluzione delle macchine determinò la semplificazione e, quindi, l’implementazione soprattutto della produzione tessile. Inoltre, l’innovazione derivante dall’invenzione della macchina a vapore e dal brevetto di un nuovo sistema in grado di trasformare, grazie all’energia appunto del vapore,  il moto rettilineo alternativo nel moto rotatorio continuo di un volano (con un sistema biella-manovella), portò allo sviluppo di nuove tecnologie e all’utilizzo del primo combustile fossile: il carbone.Tra gli altri importanti fattori che resero possibile la rivoluzione industriale, troviamo anche la grande disponibilità di capitali da investire unitamente alla manodopera a basso costo.
Proprio in Inghilterra ci fu la concomitanza di tutti questi fattori poiché gli inglesi intrattenevano rapporti commerciali molto remunerativi. Ciò rendeva possibile la disponibilità di cospicue quantità di denaro da investire. Parallelamente molti contadini, caduti in miseria in seguito alla recinzione delle terre comuni (enclosures), si accontentavano di salari molto bassi, piuttosto che morire di fame. Altresì importante fu la grande disponibilità di carbone nelle miniere inglesi, necessario ad alimentare le macchine a vapore. Inoltre, il carbone, fu utilizzato nell’industria siderurgica per creare le leghe di ghisa e acciaio. Con l’avvento della macchina a vapore cambiarono naturalmente anche i trasporti furono, infatti, introdotti il battello a vapore e le prime ferrovie.
Con la rivoluzione industriale mutò completamente il quadro socio-economico dell’Inghilterra, le stesse città mutarono il loro aspetto. Al di fuori della città nacquero le fabbriche e, successivamente, i quartieri dormitorio, dove abitavano gli operai. Diversamente dalle botteghe artigianali, nelle fabbriche lavoravano centinaia di operai dalle dodici alle quattordici ore al giorno. Questi ultimi furono definiti proletari, poiché il loro unico bene era la loro prole. Alla figura del proletario si contrappone quella del capitalista che assume un ruolo di vitale importanza nello sviluppo della società industriale, poiché per far nascere un’industria c’è bisogno di ingenti investimenti. Il sistema industriale da un lato favorì l’emancipazione della donna, che fino ad allora si era dedicata esclusivamente alla casa e ai figli, ma dall’altro incrementò le ingiustizie sociali nei loro confronti e soprattutto nei confronti dei bambini, che erano sfruttati senza pietà nelle fabbriche e nelle miniere. Date le critiche condizioni di lavoro, gli operai iniziarono ad aderire a movimenti sindacali e le parole “protesta” e “sabotaggio” iniziarono a assumere significato.
Ma, se dal punto di vista sociale abbiamo un indebolimento generale delle classi più basse, dal punto di vista economico vediamo l’aumento della ricchezza procapite e quindi quella dello stato, tramite la tassazione. L’aumento di capitali da investire determinò lo sviluppo della scienza, poiché i grandi capitalisti cercarono metodi sempre più innovativi per incrementare la produzione.
Possiamo dire che la rivoluzione industriale ha determinato un cambiamento radicale della società di fine Settecento, ponendo le basi per quell’ideologia che ha esaltato i “lumi della ragione”, che ha puntato al progresso e all’innovazione socio-economica, in senso più vasto, ad una imprescindibile crescita etica.

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