La speranza di un ritorno.

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Era il 7 gennaio 1983, quando Francesco dovette lasciare suo figlio e la moglie alla stazione ferroviaria di Napoli per una missione di pace. Erano le 19:30, il sole stava tramontando e il treno iniziò a fischiare, avvertendo tutti i passeggeri che bisognava affrettarsi. Quello fu il momento più triste per Francesco, perché doveva lasciare la sua famiglia sola.

Il giovane sale nel treno e si posiziona al suo posto, sporge la testa dal finestrino per guardare un’ultima volta la sua famiglia. Lui è consapevole che forse non sarebbe più tornato e non li avrebbe più rivisti, per questo dice al figlio di essere sempre stato fiero di lui e che spera di tornare per il suo undicesimo compleanno.

Esce il capotreno e chiede a tutte le persone di allontanarsi dal treno e di oltrepassare la linea gialla.

Il treno parte, lasciandosi alle spalle una grossa nuvola nera che lo copre completamente.

Martina, la moglie di Francesco, spera che questi mesi volino, in modo da poter quanto prima riabbracciare il suo amato marito. Francesco, disperato, pensa alla tristezza che le sta causando e che le causerà.

Togliendosi la giacca, il giovane si accorge che dalla tasca destra spunta un foglio. E’ un disegno di Marco, suo figlio, che gli chiede, attraverso le immagini, di tornare presto. Francesco, commosso, inizia a piangere, gira e rigira il foglio e decide di scrivergli una lettera.

Arrivato in Afghanistan, trova tutti i commilitoni che lo attendono. Iniziano a prepararsi. Indossano elmetto, giubbotto antiproiettile, etc. Ma lui non dimentica la lettera, che inserisce nella tasca sinistra dell’uniforme, per sentire le persona che ama di più sulla terra accanto al suo cuore.

Ecco il momento è arrivato. Sono pronti per la perlustrazione. Tutto sembra calmo e tranquillo, ma a un certo punto… inizia l’attacco. Spari, urla dappertutto, bombe a grappolo. I militari italiani sono sbandati, non sanno che fare. O, meglio, ci sarebbe qualcosa da fare. Ma è una scelta difficile.

Gli attimi scorrono veloci e i nemici sembrano avere la meglio. Francesco allora lancia un foglio al suo amico, sgancia la linguetta della bomba a mano e corre verso il piccolo ma agguerrito convoglio nemico. Dagli occhi dei suoi compagni si riempiono di lacrime. Con la forza della disperazione e una copertura di fuoco micidiale, Francesco raggiunge la colonna nemica. La bomba esplode, Francesco muore e insieme a lui i nemici stipati nel primo furgoncino. Quelli del secondo avviano subito il motore e scompaiono alla vista in pochi minuti.

L’amico raccoglie il foglio che gli aveva lanciato Francesco.

Ora quel foglio è tra le mani tremanti di Marco. Gliel’ha consegnato un ufficiale, che ha l’ingrato compito di recarsi a casa dei soldati deceduti per recare la notizia ai familiari. Il militare consegna a Marco anche la catenina del padre, il ragazzino la prende e la indossa.

Dopo i funerali solenne in presenza delle autorità, comincia per Martina e Marco la vita senza Francesco. Non riescono ancora a credere che Francesco non c’è più. E questa incredulità non li abbandonerà mai.

Trascorrono otto anni, Marco oramai è un uomo in grado di controllare il dolore. Anche lui vuole diventare un militare, perché soltanto ora riesce a provare ammirazione per il padre. Pochissime persone avrebbero il coraggio di sacrificarsi come ha fatto lui. Suo padre ha onorato la sua famiglia e lo Stato e Marco vuole fare semplicemente la stessa cosa.

Martina naturalmente è sconvolta dalla decisione del figlio, ma è anche felice di riconoscere in Marco tanta parte di Francesco.

Gli chiede, supplicandolo, di soppesare bene la sua scelta, perché lei non avrebbe potuto sopportare il dolore di un’altra perdita.Ma Marco è fermo sulla sua idea. Tranquillizza la madre. Questa volta andrà tutto bene e tornerà presto.

E così fu.

 

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