Stop alla violenza su donne e uomini

0
682

La più antica citazione del termine femminicidio risale al 1801, ma purtroppo la violenza sulle donne c’è sempre stata.
Tutto inizia da quando si è bambine, nel contesto familiare in cui si vive, dal rapporto dei genitori e da altri fattori che modificano il modo di pensare di una persona.
La vittima è spesso una donna che ha bisogno di affetto, protezione, incoraggiamento. Una donna che spesso è molto FRAGILE.
All’inizio di una nuova relazione tutto è magnifico, speciale, unico e diverso dalle altre relazioni che si sono vissute in passato.
La donna perciò crede di essere il centro del mondo. Ma poi tutto si rivela una finzione.
Ecco che compare la gelosia. Si comincia col controllo del cellulare perché è il tramite con il quale la donna entra in contatto con altre persone e poi si passa alla vera e propria violenza psicologica. L’uomo ridicolizza la donna, la convince di non poter essere abbastanza per nessun altro. A poco a poco distrugge la sua autostima e il suo essere. In una parola la isola, inducendola così a pensare che non possa esistere nessun’altra persona al di fuori di lui.
Poi c’è la violenza fisica, “il possesso”.
Lui la picchia e la motivazione è: “MI HAI PORTATO TU A QUESTO, LO SAI CHE TI AMO!”
E dopo ricomincia il romanticismo, ma inesorabilmente si finisce per ricadere nelle violenza, fino ad arrivare alla violenza carnale, inducendo la donna a sottomettersi alle sue condizioni.
Infine, in certi casi, si arriva alla morte.
Però non tutte le donne reagiscono allo stesso modo a questo genere di violenza.
C’è chi denuncia, c’è chi ritiene di essere amata alla follia e che questi gesti siano atti di amore, c’è chi perdona, c’è chi ha paura di affrontare la famiglia, c’è chi ha vergogna di non essere stata capace di realizzarsi e di avere una famiglia normale e c’è, naturalmente, chi ha paura di essere uccisa.
Purtroppo la giustizia procede lentamente, deve fare le sue indagini per verificare che le violenze denunciate siano vere, “reali”.
Parecchie donne perdono la vita in maniera brutale, c’è poi chi “se la cava” e resta sfigurata… Mi riferisco a Lucia Annibali, l’avvocatessa di Urbino, vittima del fidanzato che la sfigurò con l’acido sull’uscio di casa. Lui fu condannato a 20 anni di carcere, ma la povera Lucia è condannata a vita, porterà per sempre lo sfregio permanente sulla sua pelle e nella sua vita.
Il pregiudizio sociale porta spesso ad ignorare che anche un maschio può essere una vittima. Il messaggio che ci arriva attraverso i media fa passare l’uomo come persona aggressiva, cattiva, violenta. La violenza che subiscono gli uomini non è però mai menzionata.
Voglio concludere dicendo che non si deve praticare violenza su un essere umano sia esso DONNA O UOMO.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui